Stefano Cingolani, Corriere della Sera, 26/08/1997., 26 agosto 1997
Helmut Kohl «per gli americani, fin dai tempi di Ronald Reagan era stato il garante della loro presenza al di qua dell’Atlantico
Helmut Kohl «per gli americani, fin dai tempi di Ronald Reagan era stato il garante della loro presenza al di qua dell’Atlantico. Ebbene, proprio questa convinzione sta venendo meno. Senza dubbio in patria dove la popolarità di Kohl è in netta caduta. Ma anche in Europa (a cominciare dalla Francia) e adesso persino negli Stati Uniti. Il nuovo ambasciatore Usa, John Kornblum, appena messo piede all’aeroporto di Colonia, ha dichiarato che ”le relazioni tra Stati Uniti e Germania vanno presto riesaminate in modo sostanziale”. Il Cancelliere non ha fatto commenti, ma un brivido è corso lungo la sua possente schiena. Cosa vuol dire? L’ambasciatore ha spiegato che dopo la fine della guerra fredda le sfide sono altre (economiche e tecnologiche). Sofisticati analisti lo hanno chiosato sottolineando che Kornblum interpreta la ”dottrina Clinton”: la sicurezza economica oggi è importante tanto (e forse più) della sicurezza militare e su questo parametro si misurano i rapporti con gli altri Paesi, anche con gli alleati. Kohl, animale politico fino al midollo, teme che il suo caro amico Bill Clinton sia pronto a puntare su Gerhard Schröder, il socialdemocratico moderato, il Tony Blair tedesco, la cui visita negli Usa è stata un trionfo. Alla Casa Bianca, dove i sondaggi dettano legge, consiglieri senza troppi scrupoli pensano già a un cavallo di riserva. Mentre la comunità degli affari spera che una vittoria della Spd provochi un rinvio dell’euro. Il varo della moneta unica, infatti, sta sempre più preoccupando gli gnomi di Wall Street i quali non vogliono né una valuta così forte da minacciare il dollaro, né una così debole da creare instabilità, ma nemmeno una moneta tanto competitiva da colpire il made in Usa. Attenti osservatori delle relazioni tedesco-americane sostengono che negli ultimi mesi anche i rapporti personali tra Clinton e Kohl si sono raffreddati. vero, il cancelliere è stato l’unico politico straniero verso il quale è scattata una corrente di vera simpatia e, se potesse scegliere, il presidente punterebbe ancora su di lui. Ma, con Paula Jones che lo vuole mettere alla berlina proprio nell’anno delle elezioni di medio termine, Clinton si tiene aperte su tutte le strade. Kohl, dunque, gioca la sua partita senza sostegni esterni e con scarsi appoggi interni. Deve contare su se stesso e dimostrare che il sacerdote della stabilità saprà essere un leader anche nell’era dell’incertezza. Solo allora potrà davvero coronare il suo sogno di durare più di Bismarck».