Eugenio Scalfari, la Repubblica, 29/08/1997, 29 agosto 1997
Insomma un potere immenso, quale mai prima d’ora un direttore del Tesoro aveva avuto. Può anche darsi che questo sia un progresso
Insomma un potere immenso, quale mai prima d’ora un direttore del Tesoro aveva avuto. Può anche darsi che questo sia un progresso. Ma questo potere evidentemente non bastava al giovane Draghi; sicché ad esso ne è stato affiancato un’altra fetta tutt’altro che marginale e cioè la presidenza della Commissione che dovrà riscrivere l’intero diritto societario, affidato per delega dal Parlamento al governo e dal governo, per delega, alla predetta Commissione. Qualche giorno fa hanno cominciato a circolare alcune indiscrezioni riprodotte da alcuni giornali, sui primi orientamenti di quella Commissione. La loro pubblicazione ha suscitato un vespaio di polemiche, la commissione ha messo le mani avanti sostenendo che finora sta ancora raccogliendo proposte di tecnici esterni; ogni dibattito sarebbe quindi prematuro: aspettate che la commissione compia il suo lavoro e poi discuterete pure, ma non prima. La stessa avvertenza ha ribadito Draghi in persona in un’intervista del 27 agosto a «24 Ore». Ma l’intervistato non si limita all’avvertenza: dice cose e le cose che dice suonano in gran parte conferma delle indiscrezioni sugli orientamenti della commissione e del direttore del Tesoro che la presiede. A questo punto mi sembra opportuno ritornare sugli aspetti principali della questione. Se c’è infatti un momento in cui il confronto delle opinioni è utile e capace di produrre effetti è quando la materia non ha ancora preso una forma definita; quando la fase fluida è passata l’esperienza insegna infatti che cambiare anche una sola virgola diventa un’improba impresa.