Eugenio Scalfari, la Repubblica, 29/08/1997, 29 agosto 1997
appena il caso di avvertire che il modello tedesco (e giapponese) orienta la struttura del mercato verso soggetti societari fortemente interconnessi tra loro e verso una stretta compenetrazione tra banca e industria; tutti gli elementi monopoloidi del sistema ne risultano per conseguenza fortemente esaltati nonché (secondo logica) la stabilità dell’istituzione societaria e del suo nucleo dirigente
appena il caso di avvertire che il modello tedesco (e giapponese) orienta la struttura del mercato verso soggetti societari fortemente interconnessi tra loro e verso una stretta compenetrazione tra banca e industria; tutti gli elementi monopoloidi del sistema ne risultano per conseguenza fortemente esaltati nonché (secondo logica) la stabilità dell’istituzione societaria e del suo nucleo dirigente. questa – ripeto la domanda – la via italiana al capitalismo? E la sceglie Mario Draghi per tutti? un po’ forte, ammettetelo. Si pongono a questo punto due problemi capitali: quello degli incroci azionari e l’altro della trasparenza delle comunicazioni sociali. Le indiscrezioni fin qui note dicono che sul primo tema la commissione sarebbe orientata a portare la soglia dell’incrocio dall’attuale 2 per cento al 10; sul secondo, cioè sull’obbligo di comunicazione alla Consob e al mercato di acquisti azionari di una società, anche qui la soglia della comunicazione obbligatoria sarebbe elevata dal 2 al 10 per cento. In sostanza, se questa fosse la soluzione adottata, si potrebbe costruire un incrocio tra due società pari al 9,99 per cento del capitale all’insaputa del mercato, della maggioranza dell’azionariato «disperso», dei concorrenti e della Consob. questo lo schema?