Massimo Fini, Il Borghese, 03/09/1997, 3 settembre 1997
Nei giorni scorsi le forze della Nato hanno circondato a Banja Luka cinque edifici dove ci sono importanti insediamenti della polizia locale e, per usare l’eufemistica formula del ”Corriere della Sera”, «hanno «agevolato» l’uscita dai commissariati dei poliziotti serbo-bosniaci nemici della Plavsic, disarmati e sconfitti» (Corriere 21/8)
Nei giorni scorsi le forze della Nato hanno circondato a Banja Luka cinque edifici dove ci sono importanti insediamenti della polizia locale e, per usare l’eufemistica formula del ”Corriere della Sera”, «hanno «agevolato» l’uscita dai commissariati dei poliziotti serbo-bosniaci nemici della Plavsic, disarmati e sconfitti» (Corriere 21/8). Questa operazione totalmente illegale è stata giustificata dal vice-comandante della polizia Nato, Werner Schum, col fatto che «l’arsenale ammassato nelle sedi della polizia indica che forse i «falchi» stavano per preparare un atto di forza contro la Plavsic». Come se fosse un’inquietante stranezza che nella sede centrale della polizia, nella scuola di polizia e in tre commissariati si trovino delle armi. In realtà l’atto di forza è servito alla signora Plavsic per nominare i nuovi vertici delle forze dell’ordine. Ma il ministero dell’Interno della Repubblica serba di Bosnia ha fatto notare che, «la Plavsic non ha la facoltà di destituire o nominare quadri delle forze dell’ordine». Ma anche questo non importa, ciò che conta è mettere le mani, in un modo o nell’altro, sui «criminali di guerra» Radovan Karadzic e Ratko Mladic, considerati gli unici responsabili del conflitto bosniaco. Il che è una menzogna. I principali responsabili stanno altrove. Come ricordava Aleksandr Solgenitsyn in un mirabile articolo pubblicato dalla ”Repubblica” (21/8) «L’onorabile compagnia dei leader delle principali potenze occidentali... sono stati loro a mettere in moto l’estenuante guerra civile». Il perché è presto detto.