Massimo Fini, Il Borghese, 03/09/1997, 3 settembre 1997
In realtà quello che si sta mettendo in piedi all’Aja è il classico processo dei vincitori ai vinti, sulla scia di Norimberga
In realtà quello che si sta mettendo in piedi all’Aja è il classico processo dei vincitori ai vinti, sulla scia di Norimberga. Precedente sciagurato perché fa coincidere il diritto con la forza: la forza dei vincitori. Nel caso slavo la cosa è particolarmente iniqua perché erano stati i serbi a vincere sul campo. Ma poi è intervenuto lo sceriffo americano che ha voluto diversamente e ha deciso che tre etnie che hanno ottime ragioni per odiarsi convivano in uno Stato inesistente: la Bosnia Erzegovina. Ma andare a mettere il dito negli ingranaggi della guerra è sempre foriero di tempesta. Perché la guerra ha una sua ecologia e una sua funzione: risolvere un conflitto una volta per tutte. E i morti e i lutti che una guerra provoca trovano almeno una ragione nel raggiungimento di questo obbiettivo. Invece aver voluto comprimere la guerra, dandole un corso e uno sbocco diversi da quelli che naturalmente aveva avuto, ha reso solo quel conflitto latente, a covar minacciosamente sotto le ceneri. E si può star certi che, come qualsiasi artificiale compressione della natura, prima o poi ritorna indietro come un boomerang, così prima o poi quel conflitto riesploderà in maniera ancor più devastante. Rendendo beffardamente inutile, invece che fecondo, il sangue che è già stato versato.