Sergio Ricossa, Il Giornale, 29/08/1997, 29 agosto 1997
Caro direttore, il mio più volte esibito spirito di solidarietà mi ha indotto a intrattenermi con campioni di immigrati, così da capirli colloquiando con loro
Caro direttore, il mio più volte esibito spirito di solidarietà mi ha indotto a intrattenermi con campioni di immigrati, così da capirli colloquiando con loro. Poiché gli immigrati sono e ancor più saranno un grosso problema per l’Italia, può darsi che i nostri lettori abbiano interesse a conoscere quanto ho imparato dai contatti. Riferisco in breve, cominciando dai nomadi. I nomadi, o zingari che dir si voglia, mi hanno spiegato che essi appartengono a una razza superiore, secondo testimonianze bibliche imprecisate. Ne consegue il loro diritto a derubarci. Essi ci chiamano gagé e ci considerano stupidi, tanto stupidi da lavorare. Pazienza se lavorassero solo le donne e i bambini, ma anche gli uomini... Dunque, non vogliono integrarsi con noi. Ho notato che molti immigrati slavi sono difficilmente distinguibili dai nomadi. Tuttavia gli slavi sembrano muoversi meno e gradire meno gli accampamenti, che i nostri regolamenti comunali chiamano «aree di sosta attrezzate» (a nostre spese).