Orio Caldiron, Il Mattino, 14/08/1997, 14 agosto 1997
Totò è uno dei protagonisti della grande stagione dell’avanspettacolo che ha agito profondamente sulla memoria di più di una generazione di spettatori per i quali le «luci del varietà» hanno coinciso con questo mondo sgangherato e un po’ guitto, punteggiato di golose apparizioni carnali e di risate irrefrenabili
Totò è uno dei protagonisti della grande stagione dell’avanspettacolo che ha agito profondamente sulla memoria di più di una generazione di spettatori per i quali le «luci del varietà» hanno coinciso con questo mondo sgangherato e un po’ guitto, punteggiato di golose apparizioni carnali e di risate irrefrenabili. Fellini ha dato di quelle sale fumose e gremite una raffigurazione proverbiale con un’adesione tanto più partecipe quanto più ironicamente distaccata. I rapporti tra cinema italiano del dopoguerra e avanspettacolo, lo scambio di attori principali e di numerosi caratteristi, al di là del «documentarismo fantastico» del regista di Roma, andrebbero ripensati non tanto nelle zone della reminiscenza autobiografica, quanto piuttosto in quella più intrinseche dei motivi strutturali e delle pratiche rappresentative.