Fabrizio Caccia, Elsa Vinci, la Repubblica, 29/07/1997; M. Lo., Il Messaggero, 05/09/1997., 29 luglio 1997
A Roma, cimitero del Verano, ottantacinquesimo riquadro, primo piano, cappella numero uno, loculo 41, nome sulla lapide Marta Russo, cioè la ragazza uccisa all’Università di Roma
A Roma, cimitero del Verano, ottantacinquesimo riquadro, primo piano, cappella numero uno, loculo 41, nome sulla lapide Marta Russo, cioè la ragazza uccisa all’Università di Roma. Davanti alla lapide una lunga serie di vasi, fiori, orsacchiotti di peluche, cornici, oggettini. E molti biglietti: «Cara Marta, grazie per le belle vacanze che mi hai fatto passare, mi sei sempre stata vicina»; «Ciao Marta, rieccomi dopo le vacanze. Ti ringrazio per avermi fatto incontrare Elena, spero che sia una storia destinata a durare. Adesso devo chiederti un altro favore: aiuta mio padre a guarire»; «Sono un ragazzo che vive per la strada, nel senso che non sono tanto un bravo ragazzo. La mia famiglia è cammorristica anche se io tento di essere onesto. So che prima o poi rimarrò ucciso, è per questo che vorrei darti la mia vita, ma purtroppo non si può. Nando di Napoli»; «Domani ho l’esame di meccanica razionale, aiutami a rimanere calmo e sereno»; «Ciao Marta, sono Daniela, volevo ringraziarti, l’esame è andato bene, avrei voluto dedicarti un 30 in storia del diritto italiano, ho preso solo 28, spero che lo accetti lo stesso».