Guido Rivolta, il Giornale, 03/09/1997; D.D.V., Corriere della Sera, 04/09/1997., 3 settembre 1997
Attuale proprietà della Banca di Roma: 64,5% della Cassa di Risparmio di Roma Holding, 13,9% dell’Iri, 10,34% dell’Ente Cassa di Risparmio di Roma
Attuale proprietà della Banca di Roma: 64,5% della Cassa di Risparmio di Roma Holding, 13,9% dell’Iri, 10,34% dell’Ente Cassa di Risparmio di Roma. Il resto sta in Borsa o comunque sul mercato. La Cassa di Risparmio di Roma Holding appartiene a sua volta per il 65% all’Ente Cassa di Risparmio di Roma e per il 35% all’Iri. Questa essendo la situazione, nelle prossime settimane dovrebbe partire un impegnativo e complesso intervento di ristrutturazione finanziaria i cui obiettivi sono: radicale pulizia di bilancio, ricapitalizzazione, fuoriuscita dell’azionista Iri, privatizzazione e formazione di un nocciolo duro al quale concorrano su basi paritetiche la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e un pool di azionisti privati, italiani e stranieri. La partecipazione dell’Ente Cassa dovrebbe scendere sotto il 51%. Prima operazione in programma: la cancellazione di 4 mila miliardi di sofferenze (per ”sofferenze” si intendono i crediti difficili o impossibili da riscuotere: l’ammontare complessivo è vicino a 10 mila miliardi). Per ristabilire l’equilibrio patrimoniale si ricorrerà a un aumento di capitale per 4 mila miliardi, coordinatori dell’operazione l’inglese Schroeder e l’italiana Mediobanca. Nello stesso tempo verrà lanciata un’OPV (Offerta Pubblica di Vendita) con la quale l’Iri cederà il suo 13,9%. L’Ente Cassa, che dovrebbe mantenere una quota del 30%, stringerà un patto di sindacato con i nuovi partner tra i quali sono previsti la Toro del gruppo Agnelli, la Banca agricola mantovana, un gruppo americano che opera nell’informatica e un istituto bancario spagnolo, ciascuno con una partecipazione che oscillerà tra il 5 ed il 7%. L’operazione di sganciamento dell’Iri non è semplice perché i vertici dell’Istituto temono di non riuscire a incassare almeno i valori di carico ai quali sono iscritte le due partecipazioni (1.077 miliardi quella nella holding, 602 l’altra). L’ipotesi più probabile prevede la cancellazione dell’holding e l’emissione di un prestito obbligazionario di durata pluriennale. Problemi perché il prestito risulterebbe a bilancio come un’ulteriore esposizione e ciò potrebbe suscitare le proteste del commissario europeo Van Miert.