Ugo Bertone, La Stampa, 05/09/1997, 5 settembre 1997
Scusi Giribaldi, ma chi gliel’ha fatto fare? Sarà banale, ma qui, mentre il sole illumina il residence Mirabeau, balcone sul mediterraneo, la domanda sorge spontanea: perché uno ricco come Luigi Giribaldi, un patrimonio smisurato, decide a 72 anni di muovere battaglia a Carlo De Benedetti, a suon di centinaia di miliardi, e da allora acquista a piene mani azioni Cir, Cofide e Olivetti? Lui, è ovvio, una domanda così se l’aspettava
Scusi Giribaldi, ma chi gliel’ha fatto fare? Sarà banale, ma qui, mentre il sole illumina il residence Mirabeau, balcone sul mediterraneo, la domanda sorge spontanea: perché uno ricco come Luigi Giribaldi, un patrimonio smisurato, decide a 72 anni di muovere battaglia a Carlo De Benedetti, a suon di centinaia di miliardi, e da allora acquista a piene mani azioni Cir, Cofide e Olivetti? Lui, è ovvio, una domanda così se l’aspettava. «Oggi - dice - cercherò di essere chiaro: mi sono basato su un’intuizione: la famiglia De Benedetti non poteva più, dopo gli avvenimenti del recente passato, permettersi nuove pericolose avventure, pena il rischio di una totale débâcle. Certo, ho corso un rischio, ma come imprenditore ci sono abituato. La famiglia, mi sono detto, non poteva che assumere una politica di tutto il gruppo. E ho avuto ragione...». Ma la ragione vera, sotto sotto, è un’altra. «Sa - attacca all’improvviso - che nostalgia ho di Torino... Qui è tutto bello, ma che noia. Se uno non si difende lavorando si finisce con l’indossare lo smoking tutte le sere». E Giribaldi, basta guardarlo davanti a un monitor di Borsa, è animale da lavoro e da combattimento. Non da party o salotto, nonostante le sue nove stanze che dominano la piazza del Casinò siano tra le più belle del Principato. Ed è probabilmente questa la ragione per cui questo finto pensionato di lusso, residenza a Montecarlo per motivi fiscali («la successione, sa - confessa -, speriamo tra cinquant’anni») ha deciso di scendere in campo dimenticando per un attimo il suo lavoro («ho comprato - spiega - la Protech, che ha prodotti magnifici, rivoluzionari, per il lavaggio auto. Vendiamo in Martinica, in Russia, stiamo entrando in Italia e nei supermarket francesi») e i suoi hobby da favola: la straordinaria collezione di orologi («penso ad una fondazione da donare a Torino», confessa); le sue pietre preziose; soprattutto, le sue 34 auto da collezione. Una decina di Ferrari, quattro Aston Martin, due Rolls-Royce, una, magnifica, del ’27. Il garage? Un piano alto del Montecarlo Palace. «Doveva - spiega - servire per un casinò. Poi ho comprato tutto io. Un’occasione». E alla sola parola i suoi occhi brillano. «La regola - aggiunge - è di comprare per dieci soldi ciò che vale una lira».