Ugo Bertone, La Stampa, 05/09/1997, 5 settembre 1997
Proprio come la Cofide... «Proprio così. Io ho collaborato a lungo con Camillo De Benedetti, sapevo cosa poteva valere quel titolo
Proprio come la Cofide... «Proprio così. Io ho collaborato a lungo con Camillo De Benedetti, sapevo cosa poteva valere quel titolo. E quando l’ho visto così in basso mi sono detto: perché no?». All’insaputa di Carlo De Benedetti? «No, all’inizio abbiamo parlato più volte. E ci siamo anche accordati. L’obiettivo era che arrivassi al 10%». Poi qualcosa è cambiato. O no? «Una sera c’è stata una telefonata burrascosa dell’Ingegnere, è vero. No, non mi faccia scendere in particolari. Chiamava da New York e mi accusava di aver violato i patti. A un certo punto sono sbottato; non credo di dover sentir prediche da quel pulpito, mi creda». E allora gli acquisti sono proseguiti? O no? «Il titolo era depresso, e come potevo resistere alla tentazione di comprare? Sono andato avanti fino al 15%, poi al 20%. E lui niente. Chissà, forse non abbondava di quattrini perché io una diga a difesa della mia cassaforte l’avrei fatta. Dopo mi sono mosso sulla Cir. E lui niente, si è mosso solo quando avevo il 19%...». Infine l’Olivetti... «Ne ho comprato qualcuna per intervenire in assemblea. Poi non ce n’è stato bisogno. Ho molta fiducia, del resto, in Colaninno. Farà grandi cose, mi creda» (Luigi Giribaldi a Ugo Bertone).