Giuliano Zincone, Corriere della Sera, 03/09/1997, 3 settembre 1997
Con meravigliosa ingenuità, Asor Rosa propone alla stampa un ruolo nobilmente didattico. Sarebbe il caso, egli scrive, di dare molto spazio alle stragi dei tutsi e di trascurare le imprese di Carlo (e di Carolina, e di Stefania)
Con meravigliosa ingenuità, Asor Rosa propone alla stampa un ruolo nobilmente didattico. Sarebbe il caso, egli scrive, di dare molto spazio alle stragi dei tutsi e di trascurare le imprese di Carlo (e di Carolina, e di Stefania). Molti però, modestamente, preferirebbero vivere, sognando, nel mondo di Carlo (e di Carolina, e di Stefania): il mondo dei tutsi vorrebbero dimenticarlo. Sono tutti miopi? Sì, certo. Nelle stesse ore in cui moriva la principessa Diana, i nostri giornali registravano tragedie spaventose, con piccoli titoli, mentre le sciagure alpine smettevano di far notizia. Una tranquilla mamma borghese annegava nella vasca da bagno i figli piccoli, e poi s’impiccava. Un giovane ingegnere italiano veniva sequestrato e ucciso in Slovacchia. Cinquanta algerini erano sgozzati dai fondamentalisti. La camorra ammazzava brutalmente il parente d’un pentito. Due piccoli aerei si scontravano nel cielo del Perù, provocando la morte di cinque anonimi italiani. Un pullman di fedeli di Padre Pio era abbordato dai rapinatori: un pellegrino veniva ammazzato. Di tutto questo abbiamo letto poco, perché, nel frattempo, moriva la principessa. Che, giustamente, ha occupato tutte le pagine dei giornali. Perfino quelle (ipocrite e pentitissime) dell’’Unità”. Vale per la stampa e per la tv quel che il presidente Mao diceva, parlando di politica: «Ci sono morti che pesano come una piuma, e altri che pesano come montagne».