Riccardo Staglian, l’Unit, 02/09/1997, 2 settembre 1997
Di fronte a tanta impotenza la cresta grigia del Dottor Morte si è rialzata di colpo. Processato tre volte e tre volte assolto da giurie popolari che gli hanno dimostrato una certa simpatia, è il paladino, da sette anni a questa parte, del diritto dei cittadini a scegliersi il momento in cui morire e a poterlo fare con l’assistenza di un medico
Di fronte a tanta impotenza la cresta grigia del Dottor Morte si è rialzata di colpo. Processato tre volte e tre volte assolto da giurie popolari che gli hanno dimostrato una certa simpatia, è il paladino, da sette anni a questa parte, del diritto dei cittadini a scegliersi il momento in cui morire e a poterlo fare con l’assistenza di un medico. La Corte Suprema, alla fine di giugno, ha stabilito che il compito di legiferare in un senso o nell’altro spetta ai singoli stati. L’Oregon è il primo che ha ammesso, in linea di massima, l’intervento di un dottore. Il Michigan - lo stato in cui Kevorkian vive e opera - non ha ancora una posizione chiara: un parlamentare repubblicano ha appena proposto un disegno di legge che prevederebbe pene per 4 anni, mentre varie associazioni sono per la depenalizzazione assoluta. Nelle more della legge, Kevorkian continua imperturbabile per la sua strada, iniziata un mattino dell’estate del ’90, quando si decise ad attraversare la porta del «Daily Tribune», quotidiano della sua Royal Oak, per comprare un piccolo spazio pubblicitario. Il testo dell’annuncio era veramente breve: «Jack Kevorkian, Specializzazione in Bioetica e Necrologia. Consulenze per la morte. Solo su appuntamento». Mostrò anche la foto di un’apparecchio artigianale fatto di cilindri di vetro e tubicini: « il Mercytron, una macchina per il suicidio: voglio aiutare la gente che vuol farla finita». Dirottato sul direttore, che negò la pubblicazione, Kevorkian se ne andò infuriato, bofonchiando qualcosa sulla censura. Il ritratto dell’uomo è dei più inquietanti. Nonostante una serie di principi guida elencati in un articolo apparso nel ’92 sull’«American Journal of Forensic Psychiatry» cui aveva solennemente giurato di attenersi, le investigazioni raccontano di innumerevoli e agghiaccianti violazioni. Come quando aveva acconsentito a facilitare il suicidio di Rebecca Badger, nella supposizione erronea che fosse irrimediabilmente malata di sclerosi multipla, oppure quando aveva aiutato nel suo atto finale Ruth Neuman, descritta come donna generalmente gioviale e assidua giocatrice di canasta, mandata in grave crisi depressiva dalla morte del marito e da un infarto improvviso.