Riccardo Staglian, l’Unit, 02/09/1997, 2 settembre 1997
Se in alcuni casi la valutazione di un caso clinico sembrava lunga ed accurata, in altri non c’era quasi nessun rapporto preventivo con chi aveva deciso di fare l’ultimo passo: Kevorkian dava le istruzioni logistiche per telefono, si incontravano in un motel o nel suo malandato camper Volkswagen e in meno di un’ora tutto era finito
Se in alcuni casi la valutazione di un caso clinico sembrava lunga ed accurata, in altri non c’era quasi nessun rapporto preventivo con chi aveva deciso di fare l’ultimo passo: Kevorkian dava le istruzioni logistiche per telefono, si incontravano in un motel o nel suo malandato camper Volkswagen e in meno di un’ora tutto era finito. Almeno il 60 per cento dei suicidi non erano di malati in fase terminale: 17 avrebbero potuto vivere per un periodo indefinito e 13 non accusavano dolori particolari. Avevano detto di voler morire e a Kevorkian era bastato. In cinque occasioni aveva praticato due interventi nello stesso giorno («La polizia ci sta addosso: è un modo per risparmiare tempo e medicinali»). Ed era capitato anche che i medicinali già parzialmente usati non avessero fatto effetto, prolungando l’agonia dell’aspirante suicida. Ciò si spiega con le difficoltà derivanti dal ritiro della sua abilitazione professionale nell’acquisto delle pozioni letali, ma sembra che la sua patologica tirchieria abbia fatto il resto. Sino a poco tempo fa si vantava pubblicamente che il maglioncino blu con il quale era generalmente ripreso in televisione gli era costato soltanto un dollaro e cinquanta in un negozio dell’usato dell’Esercito della Salvezza, nel lontano 1989. Lo stesso golf che, l’anno scorso, messo a un’asta di beneficienza è stato battuto 4.200 dollari.