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 1997  settembre 03 Mercoledì calendario

Dalemiano di ferro (ma questo è un dettaglio), Pietro Stecchiotti non tiene in nessun conto topi, gabbiani e «gattare», ma punta all’interesse superiore della macelleria e dice: «’na vorta li gatti magnaveno pormone e trippa», che a dire: e allora sì che Roma puzzava della sua puzza, vivaddio, e invece si sbaglia perché non è la dieta dei gatti che ha deodorato Roma, bensì la disposizione comunale che li volle castrati

Dalemiano di ferro (ma questo è un dettaglio), Pietro Stecchiotti non tiene in nessun conto topi, gabbiani e «gattare», ma punta all’interesse superiore della macelleria e dice: «’na vorta li gatti magnaveno pormone e trippa», che a dire: e allora sì che Roma puzzava della sua puzza, vivaddio, e invece si sbaglia perché non è la dieta dei gatti che ha deodorato Roma, bensì la disposizione comunale che li volle castrati. Francesco Luppi, nostro medico di famiglia, in quanto veterinario del mio cane Ciro, mi ha rivelato che il novantanove per cento dei gatti romani, accasati o randagi che siano, ha ormai subito la castrazione chirurgica, la quale, specie per quanto riguarda i maschi, infaticabili masturbatori che strofinano le chiappe sul muro fino a emettere acredine di urina e ormoni, è determinante ai fini dell’olfatto cittadino. La disposizione fu emanata per contenere l’eccessivo proliferare dei gatti, insostenibile per la comunità e addirittura per le «gattare», le più giudiziose delle quali si consorziarono per organizzare e finanziare castrazioni in serie, naturalmente in anestesia totale. In pratica: una volta, una cucciolata di gatti che risultasse incresciosa veniva soppressa, di solito per annegamento; oggi, no, oggi il micetto viene addormentato e, zacchete, quando si risveglia non è più in grado di riprodursi. Né di tramandare l’antico odore del centro storico. Niente paura per la specie: ci saranno sempre gatti capaci di sfuggire alla sorte impostagli dalla burocrazia e, quando arriveranno alla stagione dell’amore, con sollievo li sentiremo mugolare, urlare, soffiare, azzuffarsi sui tetti e per la strada, come appunto fanno i gatti quando si amano.