Maria Corti, la Repubblica, 04/09/1997, 4 settembre 1997
Lo scrittore svedese Göran Tunström in L’oratorio di Natale (Iperborea) scrive che per raccontare bene un evento bisogna almeno aspettare di averlo per un po’ dimenticato; allora si prende il proprio bloc-notes, si rileggono gli appunti scritti anni prima e tutto si fa chiaro
Lo scrittore svedese Göran Tunström in L’oratorio di Natale (Iperborea) scrive che per raccontare bene un evento bisogna almeno aspettare di averlo per un po’ dimenticato; allora si prende il proprio bloc-notes, si rileggono gli appunti scritti anni prima e tutto si fa chiaro. quello che tenterò di fare qui, avvezza ad usare bloc-notes. Nell’autunno del 1971 frequentavo spesso la casa di Montale per via delle sue frequenti donazioni di manoscritti al Fondo pavese, di cui a Montale piaceva sentirsi uno dei principali realizzatori. Un giorno mi fece sedere dirimpetto alla sua poltrona, pensai che mi volesse comunicare qualcosa di importante. Mi rivelò allora che stava scrivendo una raccolta di poesie che non avrebbe mai consegnato al Fondo, sia perché sarebbe uscita postuma e per di più in ondate successive a distanza di anni, sia perché esecutrice testamentaria sarebbe stata la giovane amica Annalisa Cima, a cui la raccolta era dedicata. Alla mia domanda perché una stampa postuma e a ondate successive, lui ridacchiò com’era sua consuetudine, aspramente, dal fondo della gola, un riso riarso. Poi rispose che tutta l’operazione, in parte ludica in parte drammatica, era una beffa ai filologi. Ed io: «Ma hanno sempre stimato la tua opera i filologi». E lui: «Sono cani da tartufo, bisogna depistarli. Vedrai che bagarre, che parapiglia ne nascerà».