Maria Corti, la Repubblica, 04/09/1997, 4 settembre 1997
A questo punto è criticamente doveroso riflettere sul configurarsi di un’ultima fase poetica da affiancare alle precedenti già a lungo indagate, una fase di desacralizzazione, di gioco parodistico nato con l’accostamento di propria alta poesia e tratti ludici e persino banalmente patetici, magari risolti con la voluta frattura di un solenne endecasillabo
A questo punto è criticamente doveroso riflettere sul configurarsi di un’ultima fase poetica da affiancare alle precedenti già a lungo indagate, una fase di desacralizzazione, di gioco parodistico nato con l’accostamento di propria alta poesia e tratti ludici e persino banalmente patetici, magari risolti con la voluta frattura di un solenne endecasillabo. Un esempio extra Diario postumo offre l’inedito montaliano inviato a Giovanni Bonalumi e poi apparso sull’«Almanacco» n. 1 del 1982, titolo La parata militare (1974), dove versi del Quaderno dei quattro anni sono parodicamente rielaborati. Si è parlato per testi contemporanei al Diario postumo di degrado, concetto che credo vada rivisto alla luce dei testi postumi, che illuminano l’ironico, ma anche drammatico processo di cosciente desacralizzazione. Montale ha capito che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui sono fatti i sogni poetici, magari immagini di una bellezza femminile prepotenti, può divenire enigmatico per un vecchio, cui resta solo la beffarda arte della parodia, affiancata però alla luminosa ingenuità dello sguardo della bellezza, che purtroppo o per fortuna non manca mai in un vero poeta, qualunque sia l’età anagrafica.