Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Ad ogni buon conto alla fine dell’87 se la classe politica era ancora fortissima e minacciosa il personaggio Ligresti era già attaccato e attaccabile e il ”Corriere” non ebbe difficoltà a pubblicare la mia ”lettera” che gli toglieva gli ultimi panni di dosso
Ad ogni buon conto alla fine dell’87 se la classe politica era ancora fortissima e minacciosa il personaggio Ligresti era già attaccato e attaccabile e il ”Corriere” non ebbe difficoltà a pubblicare la mia ”lettera” che gli toglieva gli ultimi panni di dosso. Le cose andarono ancora più tranquillamente con Lucchini. Luigi Lucchini lo avevo intervistato alla fine degli anni ’70 quando il ”re del tondino” era considerato un feroce ”padrone delle ferriere” e poco meno che un fascista dai sindacati e dai giornali che allora, escluso questo, erano tutti schierati, compattamente, a sinistra. A me invece Lucchini aveva fatto un’ottima impressione. Mi era piaciuto questo self made man che aveva costruito una grande azienda col sudore della propria fronte e che conservava l’immediatezza e la semplicità di chi viene dalla gavetta oltre che una buona dose di ironia e di autoironia. Mi era parso un uomo simpatico e di spessore e lo avevo scritto suscitando le ire dei sindacati e dei colleghi che mi avevano dato, naturalmente, del «fascista». Lucchini l’avevo appositamente incluso in quelle ”lettere di Natale” perché non volevo dare l’impressione di essere aprioristicamente contro gli imprenditori. Cosa che aveva suscitato qualche borbottio di malumore in De Bortoli che voleva pezzi ”cazzuti”. La ”lettera” a Lucchini fu pubblicata il 22 dicembre. Quelle a De Benedetti e ad Agnelli avrebbero dovuto uscire nei due giorni successivi.