Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
La cosa durò quattro ore. Ritornando affranto dall’ennesima sosta nella stanza che fu di Albertini Anselmi (che è un bravo ragazzo, come, del resto, De Bortoli) mi disse, allargando le braccia: «Mi spiace, Stille in genere controlla un pezzo su quattrocento, purtroppo è toccato al tuo»
La cosa durò quattro ore. Ritornando affranto dall’ennesima sosta nella stanza che fu di Albertini Anselmi (che è un bravo ragazzo, come, del resto, De Bortoli) mi disse, allargando le braccia: «Mi spiace, Stille in genere controlla un pezzo su quattrocento, purtroppo è toccato al tuo». «Pazienza - risposi - sarà per un’altra volta» sapendo che non ci sarebbe stata. Naturalmente della ”serie” sugli imprenditori non si parlò più né tantomeno del pezzo su Agnelli di cui feci però in tempo a vedere che avevano tagliato il passo sulle concentrazioni editoriali in cui la Fiat era, ovviamente, implicata in prima linea. Sono andato a rileggermi in questi giorni quel pezzo su Carlo De Benedetti che tengo, insieme a quello su Agnelli, in una cartellina verde che ho titolato «Ignominia Corriere». Non contiene nulla che un giornale di oggi non sarebbe orgoglioso di aver pubblicato nel 1987.