Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Tuttavia al Gruppo ”Rizzoli-Corriere” rientrai in un secondo tempo e sempre all’’Europeo”
Tuttavia al Gruppo ”Rizzoli-Corriere” rientrai in un secondo tempo e sempre all’’Europeo”. Fu nel 1986 quando andò a dirigerlo il mio caro amico Lanfranco Vaccari il quale, ai tempi del mitico ”Europeo” di Tommaso Giglio, aveva fatto, per dirla con Flauberto, un po’ di «educazione sentimentale». Lanfranco venne a casa mia la sera prima di assumere la direzione. Tremava di paura, com’è umano e giusto che sia quando ci si sta per cacciare in un’impresa difficile. Mi scongiurò di seguirlo all’’Europeo”. dissi volentieri di sì. Pattuimmo un compenso che, come sempre, al momento del dunque si rivelò essere un altro, molto inferiore. «Del resto - mi disse Vallardi, che si occupava allora del settore periodici - per lei è un bel salto di qualità dalla ”Domenica del Corriere” all’’Europeo”, un’esperienza nuova». Per l’’Europeo” di Vaccari scrivevo un editoriale a numero e facevo ancora lavoro sul campo: inchieste, servizi, interviste, viaggi (andai in Sud Africa, in Iran e altrove). Mi davano due milioni al mese. L’Azienda e lo stesso Vaccari mi dicevano che era il massimo, che proprio non mi potevano offrire una lira di più. Ma quando Vaccari se ne andò, Feltri, che gli era subentrato, mi fece vedere, con una punta di malignità, i tabulati da cui risultava che, per esempio, Luigi Manconi, che scriveva si e no un editoriale al mese riceveva tre milioni e mezzo...