Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Senonché accadde un fatto curioso. Alcuni giornali della Rcs (’Sette”, ”Anna”) cominciarono a chiedermi autonomamente degli articoli che, dopo un po’, raggiunsero un numero abbastanza consistente
Senonché accadde un fatto curioso. Alcuni giornali della Rcs (’Sette”, ”Anna”) cominciarono a chiedermi autonomamente degli articoli che, dopo un po’, raggiunsero un numero abbastanza consistente. Era una situazione paradossale, assurda e forse anche illegale. La ”Rcs” mi teneva in cassa integrazione però i suoi giornali mi facevano lavorare, pagandomi a parte. come se un operaio delle presse, messo in cassa integrazione, fosse richiamato a lavorare alle presse ma tenuto ugualmente in cassa integrazione. Una cosa che non sta in piedi. Si mette un lavoratore in cassa integrazione perché non serve. Mi decisi perciò ad andare a parlare con Gianni D’Angelo, amministratore delegato della Rcs Periodici. D’Angelo era, all’epoca, assistente di Bruno Tassan Din ed è quindi responsabile, pro quota, dei disastri di quegli anni. Uscito dal gruppo Rizzoli-Corriere è stato coinvolto nel «crac Cultrera» (un «affaire» da oltre mille miliardi che ha lasciato sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori) e quindi condannato (patteggiamento). stato riassunto dalla Rcs a metà degli anni ’80 (ormai in editoria se non sono pregiudicati non li vogliono) dove pare abbia fatto bene nel settore esteri con lo spagnolo ”El Mundo”. In Italia ha invece combinato sfracelli con la comica iniziativa di ”Ecco”, subito abortita, e la cervellotica idea di dividere ”Bella”, un settimanale che andava a gonfie vele, in due: ”Bella” e ”Donna Oggi”. Risultato: sia ”Bella” che ”Donna Oggi” sono naufragate.