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 1997  agosto 17 Domenica calendario

A D’Angelo esposi la grottesca situazione in cui mi ero venuto a trovare. E poiché avevo cominciato a stendere il tappeto e a sciorinare la mia modesta mercanzia D’Angelo mi interruppe: «Non c’è bisogno che mi spieghi chi è Massimo Fini

A D’Angelo esposi la grottesca situazione in cui mi ero venuto a trovare. E poiché avevo cominciato a stendere il tappeto e a sciorinare la mia modesta mercanzia D’Angelo mi interruppe: «Non c’è bisogno che mi spieghi chi è Massimo Fini. Lo sappiamo benissimo». «A me non pare» risposi e aggiunsi che poiché, cassintegrato o no, continuavo a lavorare per i loro giornali, non vedevo il motivo per cui non potessero farmi un contratto per la Rcs come era venuto per altri. L’amministratore delegato disse che ci avrebbe pensato. Pochi giorni dopo fui convocato dal solito Musazzi che mi comunicò che l’Azienda era disposta a darmi dei soldi, molti, 150 milioni, purché me ne andassi. Il lettore penserà che avrei dovuto essere contento. Invece ne rimasi ferocemente umiliato. Sono sempre stato abituato ad essere pagato per lavorare non per togliermi dai piedi. Dovevo valere proprio zero, anzi meno, se mi davano dei soldi per andar via. Mi sentii una nullità. Pensai però anche che Gianni D’Angelo dava implicitamente del cretino al direttore del ”Corriere” che nel corso dell’anno mi aveva fatto intervistare una dozzina di volte, su questo e quello, mettendo la mia opinione accanto a quelle di Biagi, di Montanelli, di Bocca. Non si mette uno zero insieme a gente di quel calibro.