Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Così in una canicolare tarda mattinata di maggio di quest’anno mi trovai, insieme ad una decina di altri colleghi, in via Lepetit 8 dove c’è l’Ufficio provinciale del Lavoro
Così in una canicolare tarda mattinata di maggio di quest’anno mi trovai, insieme ad una decina di altri colleghi, in via Lepetit 8 dove c’è l’Ufficio provinciale del Lavoro. Come un parco buoi fummo avviati in una stretta stanza dall’aspetto patibolare dove, in piedi, scamiciati, sudati, ascoltammo un funzionario dell’Ufficio che faceva l’appello. Era una specie di «Schinder’s list». La porta era aperta e la gente che passava incessantemente nei corridoi gettava ogni tanto un’occhiata di distratta curiosità. Con voce atona il funzionario lesse un documento che aveva valore collettivo. Alla fine chiese: «Ci sono obiezioni?» Forse qualcuno ne aveva, ma restammo tutti muti. Poi ciascuno firmò la sua lettera e Alberto Musazzi, in rappresentanza dell’Azienda, la controfirmò. Lasciammo la stanza e ci disperdemmo per le scale.