Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Esattamente il maggio di 28 anni prima mi ero dimesso, giovane impiegato, dalla Pirelli. L’Azienda non poteva avere particolari motivi di simpatia nei miei confronti perché insieme ad un altro impiegato, Maurizio Calzolari (che avrebbe poi fatto anch’egli il giornalista) eravamo stati gli unici white collar a partecipare agli scioperi dell’autunno caldo
Esattamente il maggio di 28 anni prima mi ero dimesso, giovane impiegato, dalla Pirelli. L’Azienda non poteva avere particolari motivi di simpatia nei miei confronti perché insieme ad un altro impiegato, Maurizio Calzolari (che avrebbe poi fatto anch’egli il giornalista) eravamo stati gli unici white collar a partecipare agli scioperi dell’autunno caldo. Inoltre la mia lettera di dimissioni era stata piuttosto insolente. Ma la Pirelli ci teneva a conservare le forme. Il capo del mio reparto (l’ufficio Stampa e Pubblicità), l’ingegner Gianfranco Isalberti, mi ricevette con molta cordialità e mi tenne a colloquio per mezz’ora. Ci salutammo stringendoci la mano. Ma anche l’amministratore delegato, l’ingegner Franco Brambilla cognato di Leopoldo Pirelli, volle incontrami prima che me ne andassi. Lo avevo incrociato per caso un paio di volte alle raccolte Avis che la Pirelli organizzava periodicamente. Lui ci andava per dare l’esempio, io perché dava diritto a un pomeriggio di libertà e questo valeva ben mezzo litro di sangue. Bramina mi ricevette nel suo studio al prestigioso trentesimo piano del Grattacielo Pirelli dove stavano i massimi dirigenti. Si informò delle ragioni del mio disagio, spiegò quelle dell’Azienda, mi chiese della mia vita e dei miei progetti. «Preferisce caffè o bourbon?». «Bourbon». «allora anch’io». E così, un po’ comicamente, brindammo alla mia uscita dall’Azienda. Mi salutò col fare affettuoso che può avere un uomo di più di sessant’anni verso un ragazzo che ne ha poco più di venti. E poiché vide che io ero un poco meravigliato disse: «Noi lavoriamo per delle aziende ma siamo innanzitutto delle persone e questo non bisogna mai dimenticarlo. Lei e un ragazzo intelligente. Vedrà che anche questa esperienza in Pirelli, che ora le sembra così negativa, le servirà perché con l’andar degli anni, ci si accorge che tutto serve nella vita e nulla è stato inutile. Sono sicuro, e non glielo dico per dire, che lei saprà trovare la sua strada».