Massimo Fini, il Giornale, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Alla Pirelli ero stato un anno e dieci mesi. Per il ”Corriere” ho lavorato, complessivamente, diciannove anni, ho dato le mie migliori energie, lasciandovi anche qualche brano di salute, soprattutto all’epoca di Tommaso Giglio che ci costringeva a ritmi massacranti
Alla Pirelli ero stato un anno e dieci mesi. Per il ”Corriere” ho lavorato, complessivamente, diciannove anni, ho dato le mie migliori energie, lasciandovi anche qualche brano di salute, soprattutto all’epoca di Tommaso Giglio che ci costringeva a ritmi massacranti. Per undici anni ho tenuto la rubrica più importante dell’’Europeo” non mancandola una sola settimana. Nel periodo 1972-1995, nonostante una parentesi di sette anni, ho scritto più articoli di qualunque altro mio collega dell’ ”Europeo” nello stesso arco di tempo, se si esclude, forse, il formidabile stakanovista Giuliano Ferrieri. Non ho fatto, in diciannove anni, un giorno di assenza. Non ho mai piantato grane sul lavoro, come un soldatino di piombo ho sempre accettato qualsiasi tipo di servizio convinto, come ci ha insegnato Enzo Biagi, che anche dalla materia apparentemente più modesta si può cavare qualcosa di buono. Non ho mai chiesto un aumento di stipendio, non ho mai fatto spendere un soldo che non fosse strettamente necessario, non c’è stata causa di diffamazione da cui non sia uscito pulito insieme all’Azienda che, in quei frangenti, rappresentavo. Non ho mai scritto un rigo per fare un favore, né debito né indebito, o per procurarmi qualche vantaggio. Ho svolto la mia attività di polemista a 360 gradi, non badando né alle inimicizie che mi procuravo né alle amicizie che perdevo. Tutto, bene o male che mi sia riuscito, è stato scritto in funzione del giornale. Dopo diciannove anni di questo servizio la Rcs mi ha liquidato, in un ufficio da strangolatori, senza dirmi nemmeno «ba». lo stile ”Corriere”.