Orio Caldiron, il Mattino, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Il 1937 è per Totò un anno denso di avvenimenti. Non tutti felici. Nei primi mesi fa il suo debutto nel cinema con "Fermo con le mani!" diretto da Gero Zambuto su un soggetto di Guglielmo Giannini
Il 1937 è per Totò un anno denso di avvenimenti. Non tutti felici. Nei primi mesi fa il suo debutto nel cinema con "Fermo con le mani!" diretto da Gero Zambuto su un soggetto di Guglielmo Giannini. Giornalista e commediografo napoletano, Giannini diventerà celebre nel 1945 come direttore del settimanale «L’Uomo Qualunque» che sfocerà anche in un partito politico. Non è la prima volta che a Totò viene proposto di passare al cinema. Già alla fine del 1930 Stefano Pittalunga, che ha prodotto con la Cines "La canzone dell’amore", il primo film sonoro italiano, pensa di trovare dei volti nuovi da portare sullo schermo. Non gli sfuggono le doti comiche di Totò che vorrebbe utilizzare in un film dal titolo "Il ladro disgraziato". Gli fa fare un provino in cui l’attore, con un cerone nasconde il pallore del viso, si esibisce nell’imitazione della gallina e nella parte di un bambino che dice «Embé, e vabbé, quando c’è la salute» e, poi si interrompe e si chiede «C’aggi’a fa’ mò?», rifacendo frammenti dei suoi sketch più celebri. Ma un regista ha malaguratamente idea di suggerirgli di imitare Buster Keaton. Al che Totò risponde che lui è Totò e non Buster Keaton.