Orio Caldiron, il Mattino, 17/08/1997, 17 agosto 1997
"Fermo con le mani!" prende il titolo da una frase che Totò, povero vagabondo, ripete a tutti quelli che lo maltrattano
"Fermo con le mani!" prende il titolo da una frase che Totò, povero vagabondo, ripete a tutti quelli che lo maltrattano. Più che una storia, il film è una serie di situazioni che danno modo al comico di utilizzare il vasto repertorio di sketch inventati sul palcoscenico. Se il vagabondo sempre perseguitato dalla fame è ispirato senza dubbio a Charlot, gli episodi, le gag e le battute derivano direttamente dal teatro. Tra le varie vicissitudini, Totò finisce in un istituto di bellezza dove, travestitosi da massaggiatrice, presta le sue cure a una cantante. La scenetta tipica del suo repertorio sarà ripresa in "Fifa e arena" e in "Il più comico spettacolo del mondo" e sempre con nuove varianti. Come l’imitazione della gallina, i giochi di parole «les chauffeurs cont le chauffeurs» e la ripetizione di «bazzecole, quisquiglie, pinzellacchere». Per non parlare poi del numero del direttore d’orchestra che mima i fuochi d’artificio e che è spesso il gran finale delle sue esibizioni teatrali. Il film dà modo a Totò di essere conosciuto da un pubblico più vasto di quello dell’avanspettacolo, anche se la riproduzione meccanica tarpa un po’ le ali alla sua improvvisatrice. Sul set manca la vicinanza del pubblico, gli mancano gli applausi che concorrono ad aumentare la sua creatività. La straordinaria ricchezza del Totò nella memoria per non suggerire un termine di paragone con il primo, incerto tentativo di ambientazione cinematografica di una comicità per molti versi legata al palcoscenico.