Orio Caldiron, 17/08/1997, 17 agosto 1997
Dopo il primo film Totò, anche se il risultato non l’ha soddisfatto, si dice pronto a ritentare la prova
Dopo il primo film Totò, anche se il risultato non l’ha soddisfatto, si dice pronto a ritentare la prova. Lombardo crede ancora in lui e lo affida all’umorista Achille Campanile che, con il regista Carlo Ludovico Bragaglia, darà vita a Animali pazzi. Sceneggiatore e regista sembrano più che mai adatti a far risaltare sullo schermo le qualità comiche dell’attore. Campanile è già allora una della firme più riconoscibili dell’umorismo italiano che si è venuto affermando nel «Marc’Aurelio» e nel «Bertoldo», attraverso cui passeranno intere generazioni di scrittori e di futuri cineasti da Steno a Fellini, da Scarpelli a Scola. Le sue prime commedie assurde e imprevedibili sono state messe in scena dai fratelli Anton Giulio e Carlo Ludovico Bragaglia al Teatro degli Indipendenti dove è approdato il meglio dell’avanguardia, compresa una mitica messa in scena dell’Opera da tre soldi di Brecht. Se i rapporti di Anton Giulio con il cinema, avviati in pieno futurismo, non sono mai stati particolarmente fortunati, Carlo Ludovico, dopo un lungo tirocinio teatrale a fianco del fratello maggiore, si è rivelato nel 1933 un regista più che promettente con O la borsa o la vita, avviando una frenetica attività di regista velocista capace di fare in venti giorni un fílm intero e di girare in un anno sette film, con la puntualità del cineasta che non teme le scene di massa e i capricci degli attori. Sensibile alle esigenze della macchina-cinema, non solo economizza pellicola in un mondo di cinematografari spreconi, ma accetta la sfida delle novità tecnologiche e sperimenta tra i primi il colore. Si mette al servizio di uno stuolo di attori tra cui Vittorio De Sica, Sergio. Tofano, Nino Besozzi, Armando Falconi, i De Filippo e Totò, con cui farà nel dopoguerra alcuni film fondamentali.