Daniela Diena, la Repubblica, 15/09/1997., 15 settembre 1997
I medici del Frenchay Hospital di Bristol hanno quasi staccato la testa a Bridget Fudgell, una donna di 36 anni che girava con il capo abbassato sul petto per via di una spondilite anchilosante e che era ormai in pericolo di vita perché non poteva più respirare (e neanche guardare davanti a sè e, dopo un incidente stradale che le aveva fratturato la cervicale, era ormai difficilissimo farla mangiare e bere)
I medici del Frenchay Hospital di Bristol hanno quasi staccato la testa a Bridget Fudgell, una donna di 36 anni che girava con il capo abbassato sul petto per via di una spondilite anchilosante e che era ormai in pericolo di vita perché non poteva più respirare (e neanche guardare davanti a sè e, dopo un incidente stradale che le aveva fratturato la cervicale, era ormai difficilissimo farla mangiare e bere). Per diciassette ore, mentre la testa della paziente era rimasta attaccata al corpo solo attraverso muscoli, arterie e midollo, i medici hanno lavorato, intervenendo prima sulla nuca, poi tagliando la colonna e infine asportando la parte deformata. La colonna è stata poi risistemata con delle viti. I cronisti sono stati informati dell’intervento solo adesso, quando sono passati sette mesi. Bridget si è lasciata intervistare sorridendo, ma senza muovere il capo: ancora non può. La tecnica della ”quasi decapitazione” è stata inventata dai francesi e in Italia, in casi gravissimi, la applicano anche l’Istituto Besta di Milano, la Clinica Ortopedica di Torino e il Centro Rizzoli di Bologna.