Natalia Aspesi, la Repubblica, 14/09/1997., 14 settembre 1997
Nessuno è stato più diva di lei, in quei sommessi e turbolenti anni Cinquanta, quando i miti erano scarsi ma fulgenti e per travolgere la gente bisognava possedere doni eccezionali, essere uniche, inimitabili, dispotiche nel talento meraviglioso ed eccentrico
Nessuno è stato più diva di lei, in quei sommessi e turbolenti anni Cinquanta, quando i miti erano scarsi ma fulgenti e per travolgere la gente bisognava possedere doni eccezionali, essere uniche, inimitabili, dispotiche nel talento meraviglioso ed eccentrico. Oggi una cantante d’opera anche fatata non potrebbe diventare una icona popolare proprio per la sua estranea genialità. Ma Maria Callas, pur così relegata nella sua epoca, avrebbe colpito al cuore anche le folle fine secolo con la sua storia tuttora esemplare: ragazza americana di origine greca, grassa, malvestita e faticona, provvista di voce sublime sposa anziano industriale italiano, diventa magra, bella, celebre, chic, al centro della curiosità e della passione del mondo si innamora di odioso magnate greco che la maltratta e sposa, senza dirglielo, una più elegante celebrità; disperata, non più in grado di cantare, ha qualche amore ancora una volta incerto e sbagliato, si esilia in un appartamento parigino, si dimentica con gli psicofarmaci e muore in solitudine e mistero. Ma erano altri tempi: quindi niente funerale di Stato e neppure fastoso, frettolosa cremazione, ceneri depositate in banca dopo un passaggio in loculo nei sotterranei del cimitero di Parigi, quindi nel 1980 disperse nel mare Egeo.