Sette, 28/08/1997, 28 agosto 1997
Quando nel 1976 scoppiò la guerra con Francis Turatello, il re delle bische e figlioccio di un boss, dovevamo avere delle enormi entrate
Quando nel 1976 scoppiò la guerra con Francis Turatello, il re delle bische e figlioccio di un boss, dovevamo avere delle enormi entrate. Ci siamo messi a fare sequestri. Tutti li facevano. Renato Vallanzasca aveva inventato un nuovo metodo. Prendevamo uno e gli dicevamo: vuoi un sequestro di prima, di seconda o di terza categoria? E quello: boh! Restava di stucco. Gli illustravamo. Terza categoria: ti leghiamo a una branda, ti incateniamo, ti mettiamo la cera nelle orecchie, una benda sugli occhi, una pallina da ping-pong in bocca. Ogni tanto ti diamo da mangiare e basta. Seconda categoria: ti chiudiamo in una stanza con radio e tv; giornali e libri quanti ne vuoi. Prima categoria: pranzo e cena dal migliore ristorante di Milano, due entraîneuse per notte, champagne e coca a volontà. Come un hotel a cinque stelle. Se ti piace giocare a carte c’è chi giocherà a carte con te tutto il tempo che vorrai. Se ti andrà di fare una passeggiata: nessun problema... Non erano mica matti: volevano la «prima», pagavano e se la spassavano. Una volta ci è capitato un tipo, un «Brambilla», solo casa e lavoro. Era ricco sfondato, ma quando lo abbiamo preso aveva una giacca da cinque lire e le scarpe con i buchi. Gli abbiamo illustrato i metodi della casa; come ha realizzato ha detto: «Voglio la ”prima”». Si è trovato bene, non faceva un cazzo dalla mattina alla sera, gli sembrava di stare in ferie. Ha imparato a giocare a carte, a poker ci dava sotto con Merlo, Micio e Spaghettino. Si imballava di champagne e di coca e tirava avanti tutta la notte. Ci ha detto che aveva una moglie tremenda, racchia e pure rompiballe. Abbiamo preso a portargli delle entraîneuse da leccarsi i baffi. Gliele buttavamo lì: una notte una bionda e una rossa; un’altra una negra e una gialla. Stava bene, gli piaceva quel tipo di vita. Quando gli abbiamo annunciato: «Guarda che tua moglie ha pagato», gli è venuto un coccolone. Non sapevamo come fare per scrollarcelo di dosso: «Se vuoi restare devi pagare duecento milioni in più al giorno». «E io pago», ha risposto. L’abbiamo tenuto ancora una settimana, lui era contento. Alla fine abbiamo dovuto cacciarlo a calci in culo. (Storia raccontata da Giuliano Naria in I duri - Storie volti voci del popolo della mala. Baldini & Castoldi).