Massimo Piattelli Palmarini, Corriere della Sera, 24/06/1997, 24 giugno 1997
Le proposte di riforma che continuano ad agitare la scuola in Italia spesso mi ricordano quello che è successo nel mondo della ristorazione: abbiamo visto troppi buoni locali di habitué, dal decoro sobrio, il menu giudizioso con camerieri inappuntabili, con dietro le quinte rubizze ed esperte cuciniere, stravolti da una nuova generazione di allampanati giovanotti con la coda di cavallo, insieme cuochi e decoratori, che siedono al tavolo con il cliente dandogli del tu, offrendo, ispirati, risotto alle pere e salmone al ginepro
Le proposte di riforma che continuano ad agitare la scuola in Italia spesso mi ricordano quello che è successo nel mondo della ristorazione: abbiamo visto troppi buoni locali di habitué, dal decoro sobrio, il menu giudizioso con camerieri inappuntabili, con dietro le quinte rubizze ed esperte cuciniere, stravolti da una nuova generazione di allampanati giovanotti con la coda di cavallo, insieme cuochi e decoratori, che siedono al tavolo con il cliente dandogli del tu, offrendo, ispirati, risotto alle pere e salmone al ginepro. Sembrano ignorare quanto è arduo creare combinazioni di ingredienti che sprigionino un gusto diverso e superiore a quello della mera somma dei componenti. E dire che in Italia avevamo, insieme alla Francia, i migliori ristoranti del mondo, i migliori licei; anche qui insieme alla Francia (prima che tutti cadessimo vittime della nouvelle cuisine) . Poi si è levato il vento della modernità, forse insopprimibile, accompagnato da quello, invece resistibile, del giovanilismo, del sessantottismo e del populismo, alimentati dal senso di colpa della borghesia colta. Non si è più creduto legittimo resistere alla spinta delle sottoculture, smaniose di sedersi anch’esse alla tavola dell’alta cultura. Il sogno illuminista era di rendere quest’ultima accessibile a un numero sempre maggiore di giovani convitati motivati e capaci; di qualsiasi censo, etnia e credo. Si è finito, invece, per servire gli snack che ai ragazzi spontaneamente e pigramente piacciono, di cui comunque si rimpinzano anche al di fuori della scuola. Le università e i college statunitensi per primi cominciarono ad invitare, per la cerimonia della laurea, attori, stelle del rock, anchor-men, guru e intrattenitori.