Massimo Piattelli Palmerini, Corriere della Sera, 24/06/1997, 24 giugno 1997
Nella sfera dell’istruzione, i genitori di allora erano per cultura solidali con i professori, e non acquiescenti ai gusti spontanei dei loro ragazzi
Nella sfera dell’istruzione, i genitori di allora erano per cultura solidali con i professori, e non acquiescenti ai gusti spontanei dei loro ragazzi. Lo studente svogliato si allontanava in punta di piedi, magari mugugnando, magari andando ad arricchire le file degli antintellettualisti, ma pur sempre con un senso di smacco personale. Lo smacco personale, però, oggi è tabù. Se la colpa è di qualcuno, meglio che sia di Shakespeare, Milton e Chaucer. La maggioranza degli odierni studenti americani proviene, invece, da genitori che non hanno mai frequentato un college, e tanto meno un’università. Questo, di per sé, è un dato meraviglioso. Il guaio risede nell’insensibilità di molti di questi studenti, e di molti di questi genitori, ai contenuti e all’ethos di una genuina istruzione superiore.Gli strati sociali in rapida ascesa economica non tollerano i tempi lunghi, non ammettono la bocciatura, né credono nell’esistenza di cose che non si possono comprare. Si applica proprio a loro il vecchio adagio «vogliono tutto e subito». Mirano direttamente al risultato dell’istruzione superiore; cioè alla promozione sociale, cui si accede con la promozione scolastica. E questa seguono, senza ritardi, infischiandosene dell’impegno e dell’applicazione richiesti. Chi si è conquistato un rapido successo economico non può immaginare che la propria cultura sia inadeguata o limitata. Se Atene, cioè l’America, piange, Sparta, cioè l’Italia, non ride. Mi consta che certi genitori di studenti dallo scarso profitto oramai si presentino con fare tracotante ai professori: «Come pretende che mio figlio possa imparare questa roba?!». E sbattono il libro di testo sul tavolo. Un tempo, forte del suo discusso status, forte del consenso sociale e culturale (per lo meno implicito) a monte, il professore avrebbe invitato quel genitore a non dire scempiaggini. Oggi, quello stesso professore, frustrato dal lento scadimento del suo ruolo, indebolito dalla mancanza di qualsiasi appoggio in alto, forse diventato scettico sul senso stesso di insegnare quella materia, ha il riflesso di dire: «Vediamo. Quale parte Suo figlio trova tanto difficile?». Al terzo genitore che gli fa una simile visita, forse decide di saltare in futuro quel capitolo, quel teorema, quell’esperimento. Infine piovono dall’alto le nuove direttive, nuove materie, il richiamo dell’attualità, la semplificazione dei programmi, il sei di vari colori, la promozione che non si può più negare a nessuno. Vince la rassegnazione. Va bene, portami pure il risotto alle pere.