Onorato Castellino, La Stampa, 17/09/1997, 17 settembre 1997
A poco a poco il denaro si svilì a tal punto che cominciò a presentarsi la necessità di coniare pezzi di valore più elevato
A poco a poco il denaro si svilì a tal punto che cominciò a presentarsi la necessità di coniare pezzi di valore più elevato. Nacquero così i denari «grossi», nuovamente di buon argento, e, grazie alla prosperità economica del Duecento, anche monete d’oro (il genovino, il fiorino, il ducato o zecchino). La circolazione si svolgeva in sfere separate e diverse. Da un lato le monete d’oro o d’argento, che servivano alle transazioni di elevato valore e riempivano i borselli dei mercanti e dei nobili; d’altro lato la moneta «piccola», usata dal popolino per i suoi acquisti quotidiani.