Onorato Castellino, La Stampa, 17/09/1997, 17 settembre 1997
Si potrebbe pensare che la moneta grossa rappresentasse un multiplo della moneta piccola, e venisse perciò indicata con i termini di soldo e di lira
Si potrebbe pensare che la moneta grossa rappresentasse un multiplo della moneta piccola, e venisse perciò indicata con i termini di soldo e di lira. In realtà, mancava il requisito essenziale affinché ciò avvenisse: la stabilità di rapporto di valore tra l’una e l’altra. Nacque dunque una grande varietà di denominazioni, dalle più diffuse (grosso, ducato, scudo, quattrino) alle più fantasiose (arlabasso, barberina, cianfrone, daldre, sino a vislino e zannetta).