Onorato Castellino, La Stampa, 17/09/1997, 17 settembre 1997
Poiché parliamo ogni giorno dell’Unione monetaria europea, non si può a questo punto non ricordare che nihil sub sole novum
Poiché parliamo ogni giorno dell’Unione monetaria europea, non si può a questo punto non ricordare che nihil sub sole novum. Nel 1865 fu infatti costituita l’Unione monetaria latina, che abbracciava Belgio, Francia, Italia e Svizzera (più tardi anche la Grecia e, per periodi più brevi, la Spagna e altri Stati ancora). Questi Paesi si impegnarono a coniare monete del tutto equivalenti. Il pezzo aureo da 20 unità poteva recare l’indicazione in lire, franchi, dracme o altro, ed effigiare i baffi e il pizzetto di Leopoldo II, di Napoleone III o di Vittorio Emanuele II, il viso imberbe di Giorgio I di Grecia o (in mancanza di re svizzeri) la fanciulla che personifica la libertà, ma pesava sempre 6, 4516 grammi d’oro al titolo di 900/1000. La stessa pluralità di denominazione e varietà (o assenza) di baffi e la stessa uniformità metallica valevano per i pezzi da cinque (25 grammi d’argento, lo «scudo» dei nostri nonni), da due e da una unità. Queste monete circolavano liberamente da un Paese all’altro: l’euro era già praticamente nato, e vivacchiò, sia pure tra molte turbolenze, sino a poco oltre la prima guerra mondiale.