Onorato Castellino, La Stampa, 17/09/1997, 17 settembre 1997
Torniamo alla lira italiana: una moneta che si vedeva e si toccava. Se ne coniavano anche i multipli (sino a cento lire) e i sottomultipli (sino al centesimo)
Torniamo alla lira italiana: una moneta che si vedeva e si toccava. Se ne coniavano anche i multipli (sino a cento lire) e i sottomultipli (sino al centesimo). Il cinque centesimi - un ventesimo di lira - conservava nella lingua parlata il nome carolingio di soldo, e si diceva spesso «venti soldi» anziché una lira. Dopo la prima guerra mondiale, è ben vero, la componente in argento dei pezzi da 1, 2 e 5 lire diminuisce fino a scomparire, e l’oro esce presto di scena, ma ancora poco prima del secondo conflitto circolano i pezzi da 5, 10 e 20 centesimi. Alcuni sono splendidi capolavori di numismatica, come il 20 centesimi (o quattro soldi, o nichelino) su cui era incisa - per ricordarlo ai non più giovani - una figura sdraiata e sospesa nel vuoto, come in un quadro di Chagall.