Onorato Castellino, La Stampa, 17/09/1997, 17 settembre 1997
Dopo il secondo conflitto, i centesimi scompaiono e i dischetti da una lira divengono sempre più piccoli e leggeri, ma sono coniati sino alla fine degli Anni Cinquanta, quando il valore della nostra moneta era ormai sceso a meno della trecentesima parte di quello del 1861
Dopo il secondo conflitto, i centesimi scompaiono e i dischetti da una lira divengono sempre più piccoli e leggeri, ma sono coniati sino alla fine degli Anni Cinquanta, quando il valore della nostra moneta era ormai sceso a meno della trecentesima parte di quello del 1861. Il pezzo da una lira entra così nel viale del tramonto, e scompare a poco a poco dalla circolazione e dalle nostre tasche. Licenziando nel 1957 il suo aureo volumetto su Le avventure della lira, Carlo Cipolla constatava che questa moneta, nata come un fantasma, in quel torno di tempo riprendeva a esserlo; per secoli era stata un multiplo ideale, ma fisicamente inesistente, delle monete realmente usate nelle transazioni; da una quarantina d’anni è un’unità parimenti ideale che acquista concretezza soltanto nei suoi (elevati) multipli. Oggi ne sbuca qualcuna di tanto in tanto, quando rovistiamo in un vecchio mobile, ma il cassiere immaginariamente rapinato da Guido Ceronetti, pur se sottoposto alle più efferate minacce, non ne troverebbe nemmeno una nel caveau della sua banca.