Massimo Lugli, la Repubblica, 20/09/1997, 20 settembre 1997
Con una calamita legata a un filo e un bastoncino «pescava» le monete che i turisti lanciano nella vasca di Fontana di Trevi
Con una calamita legata a un filo e un bastoncino «pescava» le monete che i turisti lanciano nella vasca di Fontana di Trevi. Quando i carabinieri si sono avvicinati e le hanno spiegato che è proibito, Maria Angriani, 46 anni, è scoppiata in lacrime: «Cos’altro posso fare? Ho tre figli, non lavoro, non prendo una pensione...». E poco più tardi, in caserma, si è delineata una storia terribile di nuova povertà e di abbandono, vissuta in uno squarcio di Roma che sembra più un angolo di Calcutta che una città europea. Una vicenda dolorosa che ha commosso gli stessi militari della compagnia Roma Centro: dopo aver offerto la cena alla donna, il capitano Alessandro Casarsa e i suoi uomini hanno organizzato una piccola colletta per darle un sostegno immediato. L’ufficiale, tuttavia, non ha potuto evitare la denuncia a piede libero per furto: due sentenze della Cassazione, infatti, hanno stabilito che le monete lanciate nelle fontane (in media 6000 chili di spiccioli in un anno) appartengono al Comune di Roma (che spesso le dona alla Croce Rossa). Un anno fa, però, un pretore romano assolse quattro ragazzi sorpresi in piena «pesca» dichiarando che i soldi sono «res nullius», appartengono a tutti.