Massimo Lugli, la Repubblica, 20/09/1997, 20 settembre 1997
Ma a Maria Angrisani non importa assolutamente nulla di queste sottili questioni giuridiche: il suo problema è cosa mettere in tavola ogni giorno; la donna non è una tossicomane né un’alcolista o una disagiata psichica
Ma a Maria Angrisani non importa assolutamente nulla di queste sottili questioni giuridiche: il suo problema è cosa mettere in tavola ogni giorno; la donna non è una tossicomane né un’alcolista o una disagiata psichica. Alta, bionda, due occhi verdi che piangono in silenzio, un pesante problema di balbuzie che, nell’emozione, rende la sua voce quasi incomprensibile, Maria vive in una baracca abusiva di via Colle Terrigno, al Quadraro. Una casupola fatiscente che ha ristrutturato pezzo per pezzo con le sue mani, immersa in un disordine spaventoso tra vecchie coperte, scarpe sfondate, un antico televisore, cuccioli e gattini che si rincorrono in un praticello d’erba lurida. A duecento metri di distanza scorre il traffico congestionato dell’Appia ma in via Colle Terrigno sembra di essere in un mondo preindustriale, di pura sopravvivenza, mille miglia lontani anche dagli standard moderni della povertà.