Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  settembre 20 Sabato calendario

Ma a Maria Angrisani non importa assolutamente nulla di queste sottili questioni giuridiche: il suo problema è cosa mettere in tavola ogni giorno; la donna non è una tossicomane né un’alcolista o una disagiata psichica

Ma a Maria Angrisani non importa assolutamente nulla di queste sottili questioni giuridiche: il suo problema è cosa mettere in tavola ogni giorno; la donna non è una tossicomane né un’alcolista o una disagiata psichica. Alta, bionda, due occhi verdi che piangono in silenzio, un pesante problema di balbuzie che, nell’emozione, rende la sua voce quasi incomprensibile, Maria vive in una baracca abusiva di via Colle Terrigno, al Quadraro. Una casupola fatiscente che ha ristrutturato pezzo per pezzo con le sue mani, immersa in un disordine spaventoso tra vecchie coperte, scarpe sfondate, un antico televisore, cuccioli e gattini che si rincorrono in un praticello d’erba lurida. A duecento metri di distanza scorre il traffico congestionato dell’Appia ma in via Colle Terrigno sembra di essere in un mondo preindustriale, di pura sopravvivenza, mille miglia lontani anche dagli standard moderni della povertà.