Sandro Bolchi, Corriere della Sera, 14/09/1997, 14 settembre 1997
Si chiamava Calabri e comperava i tenori. Non di prima scelta, con il «do» altolocato e scintillante: lui acquistava quelli di seconda mano, con l’acuto da Serie C1 e la pancetta in rilievo, del tipo «pago uno e prendo tre»
Si chiamava Calabri e comperava i tenori. Non di prima scelta, con il «do» altolocato e scintillante: lui acquistava quelli di seconda mano, con l’acuto da Serie C1 e la pancetta in rilievo, del tipo «pago uno e prendo tre». Ne aveva pronti sei o sette, li vestiva quasi sempre con dei rigatini esausti e cappottoni anziani, dal collo di coniglio affumicato. Li sfruttava sino all’ultimo gemito, dopo aver tentato di scambiarli con due baritoni affranti dall’uso o con un contralto dalla voce temporalesca. Così come si faceva una volta con il concorso delle figurine Perugina.