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 1997  settembre 14 Domenica calendario

Teneva banco davanti all’Arena del Sole di Bologna (era appena finita la guerra) e un giorno che passavo da quelle parti lo sentii urlare a un gruppetto di fedeli: «Basta con i tenori, ne ho il magazzino pieno, ma hanno la voce nelle scarpe, bevono troppo lambrusco e invece delle note escono soltanto ruttini

Teneva banco davanti all’Arena del Sole di Bologna (era appena finita la guerra) e un giorno che passavo da quelle parti lo sentii urlare a un gruppetto di fedeli: «Basta con i tenori, ne ho il magazzino pieno, ma hanno la voce nelle scarpe, bevono troppo lambrusco e invece delle note escono soltanto ruttini. Ho scoperto all’Arena di Verona un soprano che è il finimondo. Canta Gioconda. Pesa più di un quintale e ha una voce sconsacrata, non deve renderne conto nemmeno ai santi. Non bellissima, ma emozionante, gonfia di odio e di amore. Forse non costa cifre da capogiro. Io ho il conto in banca rasoterra, ma per avere lei svuoterei tutte le tabaccherie di Bologna delle cambiali in giacenza. un fenomeno che deve perdere soltanto venti chili. La chiuderei in soffitta e la terrei a pane e acqua per due mesi. Che voce cupa, ricca di ombre e di mistero. Maria Callas, si chiama. Una greca. Se c’è qualcuno che vuole mettersi con me in quest’affare, io accetto anche assegni post-datati». Mi avvicinai a Calabri e gli dissi: «Questa volta hai ragione. Ma la signora non è certo in vendita. C’è già chi pensa a lei. Io l’ho conosciuta».