Sandro Bolchi, Corriere della Sera, 14/09/1997, 14 settembre 1997
La gente si strinse attorno a me. E Calabri fu preso dall’invidia. «Ma cosa, parli mica greco? Cosa le hai detto, parole d’amore nel latino che hai studiato a scuola?» « stato un incontro breve e singolare
La gente si strinse attorno a me. E Calabri fu preso dall’invidia. «Ma cosa, parli mica greco? Cosa le hai detto, parole d’amore nel latino che hai studiato a scuola?» « stato un incontro breve e singolare. Fu a Roma, proprio dopo quella Gioconda, a Verona». Era venuta nella capitale per studiare con il maestro Tullio Serafini la parte di Isotta. Allora io cercavo di passare gli esami per entrare all’Accademia d’arte drammatica. Abitavo nella pensione Impero, tenuta da un colonnello in borghese che tutti chiamavano Ghibli perché, durante una battaglia in Africa dove morirono centinaia di soldati, lui fu abbattuto da una folata di quel vento e venne anche decorato. La sua pensione era un rifugio a buon mercato (mi pare si pagasse mille lire al giorno) per vecchi artisti di varietà, commessi viaggiatori, studenti.