Sandro Bolchi, Corriere della Sera, 14/09/1997, 14 settembre 1997
Un giorno fece il suo ingresso una ragazzona florida, con i capelli a onda familiare e il polpaccio allegro
Un giorno fece il suo ingresso una ragazzona florida, con i capelli a onda familiare e il polpaccio allegro. Una volta che la saletta era piena di troppi avventori, chiesi il permesso di sedermi al suo tavolo. Mangiava un’insalata poco condita e un uovo sodo. Alla frutta (il convento passava solo una mela renetta) mi disse che cantava, che si chiamava Maria Callas, che aveva vissuto sino a tredici anni a New York, che suo papà era un farmacista povero. Di quel periodo ricordava la puzza del carbone bagnato, della birra amara... «Scusa – le dissi ”, tu hai avuto un bel successo a Verona, ne hanno parlato tutti i giornali. Non dovevi scendere in questa squallida locanda, ma in un albergo con la passatoia rossa e le vetrate dipinte...». Lei mi guardò male. «La carriera è dura, bisogna mettere i soldi sotto il mattone. Qui spendo poco, mangio male e perdo qualche chilo. Adesso ho sonno. La saluto».