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 1997  settembre 27 Sabato calendario

«Perché certi palazzi di via XX Settembre, nella zona di piazza Vittorio, di via Nomentana, di San Lorenzo e di tanti altri quartieri vadano in briciole non serve un terremoto dell’8° grado

«Perché certi palazzi di via XX Settembre, nella zona di piazza Vittorio, di via Nomentana, di San Lorenzo e di tanti altri quartieri vadano in briciole non serve un terremoto dell’8° grado. Non sono nemmeno a piombo, hanno le facciate fuori verticale. Basta lo smottamento di una fognatura». Un quarto della città vive insomma in edifici di sabbia. Nessun rimedio? «Questa è una faccenda molto complicata. A Roma non serve che le costruzioni siano realizzate con le migliori tecnologie antisismiche. Basta costruire bene, a regola d’arte. E, in passato, soprattutto tra Ottocento e Novecento, la scienza delle costruzioni se l’erano un po’ scordata [...] Si tratterebbe dunque di ristrutturare decine di palazzi? «In teoria sì. In pratica, mi sembra impossibile. I costi sarebbero giganteschi. Nelle stesse aree ad elevato rischio sismico, si costruisce a norma, ma nessuno dispone delle risorse che si renderebbero necessarie per adeguare il patrimonio edilizio esistente. Ci riescono in California, certo. Laggiù spendono decine di migliaia di miliardi di lire ogni anno per adeguare edifici e infrastrutture. Ma sono i soli. Perfino il Giappone, che spesso viene citato come esempio di prevenzione antisismica, in realtà è assai poco difeso. Le nuove costruzioni, i grattacieli, quelli vengono realizzati ricorrendo alle più sofisticate tecnologie. Ma tutto il resto, le case dei poveri, della gente qualunque, sono fatte come capita. A Kobe, la maggior parte delle vittime è stata provocata dagli incendi delle casette di legno e dai crolli delle palazzine dei quartieri poveri» (Emilio Pinto, docente di Costruzioni in zone sismiche alla Sapienza di Roma).