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 1997  settembre 24 Mercoledì calendario

La gente sostiene che inquirenti, polizia e carabinieri sono incapaci di catturare i banditi ma impediscono ai familiari di tentare di salvare l’ostaggio

La gente sostiene che inquirenti, polizia e carabinieri sono incapaci di catturare i banditi ma impediscono ai familiari di tentare di salvare l’ostaggio. Allora? «Nei sequestri di persona a scopo di estorsione è stato scoperto, arrestato e condannato il maggior numero degli autori: non dico il 100%, ma siamo su di una percentuale di risultati investigativi veramente grossa [...] Dopo l’entrata in vigore della legge emanata dal Parlamento nel 1991, i sequestri hanno avuto un’enorme flessione. In Sardegna, nei 13 anni precedenti, venivano rapite all’anno 5-6 persone, ora nei dodici mesi la media è di 1 e qualcosa. Sempre in Sardegna nel 1991 e nel 1996 non ce ne sono stati e direi che negli anni successivi all’emanazione della legge si sono ridotti in tutta Italia, anche nell’isola». Ma i rischi? «Da indagini risulta che la soppressione dell’ostaggio non è collegata al pagamento o meno del riscatto ma sopprattuto al fatto che il prigioniero possa diventare fonte di prova, vale a dire che abbia riconosciuto qualcuno, il luogo dove è tenuto». Esiste un’alternativa al blocco dei beni? «Ne indicherei tre. Un’opera forte di prevenzione che le forze di polizia devono porre in essere sul territorio. Alleviare il disagio economico-sociale in cui versano determinate zone della Sardegna, paesi che sono nella mente di tutti e dove si ritiene che possano essere reperiti gli esecutori del sequestro. Terzo, l’impegno, che per quanto vedo è massimo, nella cattura dei latitanti. Per la mia esperienza, che è poi sardo-toscana, per ogni rapimento c’era un latitante. Inoltre la nostra legislazione prevede che il giudice possa disporre il pagamento con un suo provvedimento su richiesta del pubblico ministero finalizzato ad acquisire elementi di prova. Quindi il nostro è un sistema che offre varie alternative investigative».(Pier Luigi Vigna a Vincenzo Tessandori).