la Repubblica, 24/09/1997; Alessio Altichieri, Corriere della Sera, 24/09/1997; f.gal, La Stampa, 25/09/1997; Corriere della Sera, 26/09/1997., 24 settembre 1997
Deborah Parry, infermiera britannica trentottenne che lo scorso 11 dicembre a Dhahran uccise con tredici coltellate la collega australiana Yvonne Gilford (vedi ”Il Foglio dei Fogli” 2/6/97), è stata condannata a morte dal tribunale di Al Khobar
Deborah Parry, infermiera britannica trentottenne che lo scorso 11 dicembre a Dhahran uccise con tredici coltellate la collega australiana Yvonne Gilford (vedi ”Il Foglio dei Fogli” 2/6/97), è stata condannata a morte dal tribunale di Al Khobar. Lucille McLauchlan, complice della Parry, è stata invece condannata a cinquecento frustate (a rate da 25) e otto anni di carcere. Gli esperti sostengono che nessuno può restare vivo dopo l’ottantesima frustata. Frank Gilford, fratello della vittima che secondo la legge islamica (shari’a) può far annullare la condanna a morte in cambio di un risarcimento in denaro (diya, o ”prezzo del sangue”, variabile secondo un preciso tariffario: 29 mila dollari nel caso di vittime mussulmane, 15 mila dollari per non mussulmani e 7 mila e 200 dollari per donne non mussulmane), ha richiesto un indennizzo di 1,2 milioni di dollari (circa due miliardi di lire), 700 mila dollari per sé e 500 mila per un ospedale infantile dell’Australia meridionale.