Roberto Fabbri, il Giornale, 26/09/1997., 26 settembre 1997
« venerdì, giorno della preghiera islamica, una grande folla è riunita per pregare e per veder morire due uomini, un contrabbandiere pakistano e un beduino che ha ucciso un commerciante
« venerdì, giorno della preghiera islamica, una grande folla è riunita per pregare e per veder morire due uomini, un contrabbandiere pakistano e un beduino che ha ucciso un commerciante. Ci sono uomini col turbante, donne avvolte da capo a piedi in vestitoni neri che nascondono persino gli occhi, bambini. Sotto il sole a picco del mezzogiorno compaiono nell’ordine poliziotti, funzionari del tribunale islamico e il boia, un uomo enorme dal fisico muscolatissimo. Poi, in un furgone bianco, arrivano i condannati. In un silenzio carico d’attesa le immagini scorrono veloci. Viene letta la sentenza, una voce attacca una preghiera: la folla risponde. Il primo dei condannati, le mani incatenate dietro la schiena, viene fatto inginocchiare. Ritto dietro a lui, il Boia dà con la scimitarra un colpo secco alla base della sua colonna vertebrale: per un riflesso il condannato inarca la schiena, solleva la testa; la pesante spada cala sul collo, la testa rotola con un tonfo sulla sabbia, tra abbondanti schizzi di sangue. Il corpo senza più testa e senza più vita si affloscia come un sacco e giustizia è fatta» (Da un racconto del giornalista del ”Guardian” James Mc Credie).