Filippo Ceccarelli, La Stampa, 26/09/1997, 26 settembre 1997
A Manghi si deve in ogni caso questo prezioso ritratto del perfetto negoziatore: «Prigioniero volontario dei suoi rappresentanti, non è mai un numero uno, ma sa le cose, conosce i numeri ed è consapevole di svolgere un ruolo di servizio»
A Manghi si deve in ogni caso questo prezioso ritratto del perfetto negoziatore: «Prigioniero volontario dei suoi rappresentanti, non è mai un numero uno, ma sa le cose, conosce i numeri ed è consapevole di svolgere un ruolo di servizio». La sua forza sta nel restare nel cono d’ombra, «al riparo dalle luci della ribalta». Il leader costruisce la strategia, ma arriva solo all’ultimo minuto per firmare. Prima di lui ha avuto campo libero l’umile virtù del negoziatore. «L’uomo di trattativa - aggiunge Nicola Messina direttore delle relazioni sindacali della Federchimica, otto contratti consecutivi firmati dal 1972 a oggi - deve avere in mente uno schema che prescinde dalle rivendicazioni della controparte con cui ha tuttavia un rapporto costante». Questo schema è fatto filtrare, a tale scopo servono appositi luoghi d’incontro. Il bluff - continua - funziona solo a breve; occorre far propri gli argomenti dell’altro mai lasciar intervenire il governo». L’errore più sciagurato? «Rompere senza sapere come poi ricostruire». La resistenza fisica, naturalmente, è più che necessaria.