Filippo Ceccarelli, La Stampa, 26/09/1997, 26 settembre 1997
Di primaria importanza è l’atmosfera che si crea. Il presidente Berlusconi, ad esempio, era un formidabile sdrammatizzatore, sulle pensioni intrattenne i sindacalisti raccontadogli barzellette che avevano come protagonista Fantozzi (non l’attuale ministro)
Di primaria importanza è l’atmosfera che si crea. Il presidente Berlusconi, ad esempio, era un formidabile sdrammatizzatore, sulle pensioni intrattenne i sindacalisti raccontadogli barzellette che avevano come protagonista Fantozzi (non l’attuale ministro). Altri, al contrario, scaldano di proposito il clima. Nel 1969 il ministro Donat-Cattin, chiamato a mediare su quella storica vertenza dei metalmeccanici, esordì dicendo suppergiù: «Siamo alla vigilia del colpo di Stato». Frequentati ed utili spauracchi risultano: lo sciopero generale, la crisi di governo, il crollo della lira e i mercati impazziti. Mai comunque, consigliava Costa, calarsi le braghe dopo una minaccia o una prova di forza. Dramma nel dramma, il tempo che sfugge davanti a una scadenza. E tuttavia solo a quel punto, complice l’adrenalina, sembra ci si riesca a concentrare sull’essenziale. A proposito delle interruzioni, le esperienze di Manghi e Del Turco divergono. Il primo, attento anche alla dimensione rituale del negoziato, sostiene che in qualche caso sospendere è utile: «Lascia respirare e umanizza la situazione». Il secondo è in linea di massima contrario: «Perché dopo bisogna ricominciare da capo». E cita l’esempio dell’ingegner Puri, dell’Italsider, che chiese una pausa tecnica di dieci minuti, che durò in realtà 24 ore.